Cambogia

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CAMBOGIA

 Periodo: agosto 2004

 Durata: 16 giorni

 Tipologia: viaggio fai da te

 

ITINERARIO

BANGKOK – BATTAMBANG – SIEM REAP – ANGKOR – ROLUOS – KHOMPONG CHAM – SEN MONOROM – KRATIE – PHNOM PENH – KAMPOT – KOH KONG

 

 

Il viaggio comincia… anzi NON comincia come e quando previsto a causa della cancellazione del volo di andata comunicatoci dalla compagnia aerea il giorno prima di partire! Poiché il loro impegno è solo quello di rimborsarci ma non di riproteggerci su alcun volo alternativo, che ci facciamo col solo volo di ritorno? Noi vogliamo partire!

 

Trascorro l’intero pomeriggio del 31 luglio con Cinzia alla BAIANA, ovvero presso la mia Agenzia di Viaggi di fiducia, alla ricerca di un volo per Bangkok e con lei chiudo l’Agenzia alle nove di sera. Abbiamo trovato il volo! la nostra vacanza è salva.

Partiremo con Alitalia, un giorno dopo, domenica anziché sabato, da Roma anziché da Bologna, ma si parte.

 

E’ dunque giunta l’ora di fare le presentazioni del mio compagno di viaggio: Armando, detto Poli, è un ragazzo lombardo che ho conosciuto grazie ad un forum di viaggiatori.

Ci siamo incontrati prima di partire, abbiamo definito l’itinerario che entrambi volevamo fare e abbiamo acquistato il volo (quello mezzo cancellato).

 

2 agosto 2004, BANGKOK

 

Anche in Thailandia, già il primo giorno, ci succede una cosa pazzesca: alla Guesthouse 7 HOLDER, dove siamo alloggiati, ci sono dei lavori in corso sul tetto. Stiamo per andare a fare un giro al Wat Pho, che abbiamo già visitato entrambi in viaggi precedenti, per farci fare un massaggio alla scuola. Mentre esco dal bagno, con un boato (scoppio del neon) crolla una parte del soffitto, avverto una sensazione bruttissima mai provata, tipo guerra, in una frazione di secondi reagisco e spicco un balzo da stuntman lanciandomi dietro la porta con il cuore che batte all’impazzata. “Ti porto io a dormire in un posto carino e tranquillo”…. Sono state le ultime parole famose di Poli… Sotto la voragine che si è aperta dal tetto appoggiati sopra una specie di stand ci sono i vestiti di Poli tutti ricoperti dai calcinacci. Da quanto è grottesca la situazione ci prende il ridere.

 

Un massaggio ce lo meritiamo proprio… peccato che non sia esattamente un piacere anzi… dolore!! In certi momenti non vedi l’ora che finisca la tortura ma intanto pensi anzi senti il sangue che scorre, mi fa bene, ti ripeti, soffro ma mi fa bene. E dopo stai bene davvero.

 

Al nostro rientro la camera è già stata ripulita ed il soffitto riparato, sembra non sia successo niente!

Poli è su in camera; io lo sto aspettando all’ingresso della G.H. per andare a cena e osservo un gatto che gioca con uno scarafaggio fin quando non viene distratto da un animale più interessante: un bel rattone! D’altronde siamo nella caratteristica zona di Khaosan Road, dove ancora esistono le vecchie case di legno e l’odore di fogna si spreca…

 

3 agosto, BATTAMBANG (si pronuncia BADAMBON)

 

Siamo sul treno che ci porterà quasi al confine con la Cambogia. Viaggiamo in terza classe (48 Bath). E’ un treno locale e fa tutte le fermate. Il viaggio è rilassante anche se dopo un po’ sulle panche di legno ti viene il sedere quadrato.

 

Arrivati ad Aranyaprathet prendiamo il bus che porta al confine (10 Bath) poi si passa la dogana Thailandese in uscita per entrare nel KINGDOM OF CAMBODIA.

 

C’è caos, tanto, da tutte le parti, ma il VISTO dove si deve fare?

Volete saperlo? Non l’abbiamo capito! Forse dove l’abbiamo fatto noi, forse no.

Intanto venti Dollari, che sarebbe il costo del visto, non li vogliono. Dobbiamo dargli i Bath, 1.200. Ma 1.200 Bath sono 30 USD! E come fai a discutere con questi? L’unica cosa su cui riusciamo a spuntarla sono i 20 Bath per il certificato medico che rifiutiamo categoricamente di fare perché abbiamo il nostro. Ad altri ragazzi italiani hanno chiesto 1.300 Bath + il costo della foto tessera che non avevano e che comunque non gli hanno fatto!

 

Poi ti si avventano addosso i procacciatori di trasporto. Dove devi andare? A BATTAMBANG. OK, non problem. Con un pickup sono 8 USD all’interno con aria condizionata (inside aircon) altrimenti fuori sono 7 USD  (outside).

 

Per quando riguarda soldi e costi tanto è sempre così, all’inizio non ti rendi conto del potere d’acquisto della moneta locale e del valore del cambio, risparmieremo in seguito anzi recupereremo!

 

Info: il cambio per 1 Dollaro è di 40 Bath (Thailandia) – 4000 Riel (Cambogia)

Acqua: 5/10 Bath – 5000 Riel

Birra : 80 Bath – 4000 Riel

Pernottamenti : 300/500 Bath – 5 Dollari in Cambogia

Pasti : 60/300 Bath – 1000/2000 Riel

 

Nel breve tragitto in tuc-tuc per raggiungere il pickup manca poco ci ribaltiamo su una curva.

Il viaggio sul pickup è massacrante. All’arrivo veniamo scaricati alla periferia di BATTAMBANG in modo da dare lavoro ai motociclisti.

Ci vogliono portare al TEO Hotel (dove evidentemente hanno la commissione).

No, vogliamo andare al ROYAL.

Per 20 Bath (10 Bath cad) ci facciamo il giretto in scooter e ci voleva perché eravamo lontani.

L’albergo è molto pulito e grande, la camera doppia costa 11 USD x 2 notti.

Che si fa? Un giretto? OK, proprio qua di fronte c’è il mercato. Ci mangiamo un frutto che dentro sembra un kiwi ma è bianco e fuori ha la buccia fucsia e anche un involtino di soia, niente di speciale. Giusto un fermino visto che oggi abbiamo saltato il pranzo.

 

In paese ci sono pochissimi turisti e la gente è curiosa e cordiale.

Andiamo a visitare il Wat che è proprio qui dietro? OK.

E’ così che ci ritroviamo in una classe prevalentemente maschile, per metà di novizi.

Anche il Prof. è un giovane monaco, sì di quelli vestiti color arancione.

Ci invita ad entrare in classe e a prendere parte alla lezione d’inglese con lui

Invita i ragazzi a fare domande a cui rispondo solo io perché Poli dichiara che non sa parlare inglese. Mi invitano pure a cantare una canzone. Che gli canto? Non mi viene in mente niente! E c’è una grande aspettativa in …platea!!!

OK, il top, gli sparo una canzone di Mina sperando di non steccare. Prima però traduco il significato della canzone che mi sembra alquanto adatta (Se stasera sono qui).

Beh, è un successone! Per una volta anche Poli è senza parole.

Oltretutto la stanza rimbomba creando un effetto cassa di risonanza perfetto. Ancora qualche domanda e risposta reciproca anche su cose banali, tipo l’età o se noi siamo sposati e poi riusciamo a sganciarci con la promessa di tornare domani sera per raccontare come avremo passato la giornata.

Il portiere del nostro albergo è molto simpatico, ci insegna qualche parola khmer e in cambio ci chiede di imparare qualche frase in italiano. E’ un momento divertente.

La cena è sublime, mangiamo sul roof del nostro hotel la specialità cambogiana, io pollo LOK LAK e Poli maiale LOK LAK. Com’è? Non ve lo so dire ma è buonissimo.

Concludiamo la serata presso un carretto lungo la strada con dei dolcetti che galleggiano in una brodaglia, ci manderanno al gabinetto? Si starà a vedere.

 

4 agosto, BATTAMBANG

 

Alle nove, dopo una colazione a base di dolcetti locali così e così, partiamo per un giro dei dintorni di Battambang a bordo di un paio di motorini con autista.

Appena fuori dalla città ci ritroviamo in mezzo ad immense distese di verde.

Sono risaie e molte persone sono al lavoro. Ci salutano sorridenti.

Ci fermiamo lungo la strada perché in un ampio cortile c’è una cerimonia. Da una parte ci sono dei giovani monaci, vestiti col telo arancione, che stanno fermi tutti in fila. Dall’altra c’è la gente radunatasi dai villaggi vicini per portare le offerte (prevalentemente riso). Visitiamo un piccolo stabilimento per la pulitura del riso con l’impianto tutto di legno.

 

La collina dove sorge il Phnom Sampean offre una splendida vista del paesaggio sottostante. Certo che col caldo micidiale che fa arrivare in cima è proprio una faticaccia.

Qui c’era un Killing Field, cioè una prigione e ci sono ancora i teschi dei cambogiani ammazzati da Pol Pot. Secondo quanto ci raccontano si divertiva a buttare giù dai dirupi la gente che se era fortunata moriva sul colpo altrimenti moriva di fame e dolore a causa delle fratture riportate nella caduta. Ci mostrano un buco nel muro dove veniva infilato un tronco di bambù tagliato nel mezzo in modo da formare uno scolo. Vi ci appoggiavano il collo del prossimo sgozzato, così il sangue usciva direttamente fuori attraverso il muro.

 

Ripartiamo con i motorini per andare a visitare il Wat Banan.

Bella la scalinata, le cinque torri sono malconce e pericolanti.

Buono il succo di canna da zucchero che ci beviamo quando scendiamo giù.

Al ritorno i nostri due motociclisti vanno come le schegge.

Concludiamo l’escursione presso l’ospedale di EMERGENCY.

Nella zona è l’unico funzionante e gratuito. Accoglie pazienti di tutti i tipi anche se è nato principalmente per le vittime di guerra e i feriti da mina antiuomo. In media ne arrivano tutt’ora una trentina al mese, infatti ci sono diversi mutilati ricoverati, anche ragazzi e ragazze giovani. A causa della menomazione le ragazze non troveranno più marito.

La Croce Rossa Italiana, anch’essa presente e Battambang, si occupa successivamente delle protesi.

Sonia, la ragazza milanese che gestisce l’ospedale di EMERGENCY, ci invita per cena. Accettiamo con piacere. Prima però dobbiamo passare dai monaci, ci aspettano!

 

Doccia veloce e via alla Pagoda. Vado avanti io, Poli mi raggiungerà.

Entro in classe verso le cinque e mezza scusandomi per il ritardo. Riconosco i volti. Sono contenti di rivedermi. Ci facciamo qualche foto, poi racconto loro come abbiamo trascorso la giornata. Uno di loro mi fa una domanda che mi mette in difficoltà: come accogliamo noi gli stranieri nel nostro paese, come in Cambogia? Noi non li accogliamo proprio, ma come spiegarglielo?

Racconto che vivo in una città ricca di monumenti e quindi gremita da turisti che solitamente non chiedono di conoscerci.

In realtà se lo facessero non so quanto saremmo disponibili e quale nostra scuola aprirebbe le porte ad un visitatore straniero per fare due chiacchiere?

Questi gentili e aperti ragazzi non possono neppure immaginare dove e come viviamo.

Invito chi lo desidera a scrivere qualcosa sul mio diario:

 

“I am *** I come here for study language. I don’t have a free time to walking so I understand some the things. In my country that I think important thing is Angkor Wat. Since I grew up I visit Angkor one, nothing but I don’t know. I’m sorry.”

 

“I am ***, when I meat you I like you so much because you are very friendly. So I want to meet the foreigner like you. Good luck for you.”

 

“I am ***I’m very happy that you give me right to present in you souvenir book. I think we have more friends is better than enemy. I am not luck but you are luck more than me because you have time to visit many country in the world. Bye! Have good luck.”

 

L’inglese non è perfetto, lo stanno imparando, ma la loro genuinità è commovente.

 

Finita la lezione seguiamo il maestro in Pagoda dove i monaci sono in preghiera. Il maestro ci spiega gli affreschi che raffigurano la vita del Buddha ma non riusciamo a comprendere bene quello che dice. Poi ci offre da bere nella sua stanza e ci saluta impartendoci una benedizione anche per le nostre famiglie.

 

E ora via di corsa di là dal ponte dove alle sette viene a prenderci Sonia.

Andiamo alla villa dove vive con i medici e dove ci sono altri quattro italiani che lavorano per Emergency. La serata è molto piacevole, il cibo abbondante e buono, notevole la zuppa Tom Yam ed il granchio alle erbe. Durante la conversazione ci anticipano qualcosa su Angkor e sul viaggio in barca sul fiume. Verso le 22:30 ci riaccompagnano con la macchina all’albergo.

 

5 agosto, verso SIEM REAP

 

L’Hotel Royal ha organizzato per le sette il trasferimento (gratuito) in motorino fino all’imbarcadero. Io sono su un motorino con due cambogiani, uno davanti e uno dietro.

Ad un certo punto foriamo una gomma.

Un pickup stracarico di turisti e zaini si ferma e carica sopra anche me.

 

Ora siamo sulla barca e non si sa quanto tempo ci vorrà. Sulle sponde del fiume SANGKER ci sono molte abitazioni su palafitte. I bambini salutano e buttano baci.

Con la barca ci schiantiamo un paio di volte in mezzo alle frasche, il “Capitano” non la sa guidare! Alcuni turisti sono perplessi, io e Poli invece siamo piegati in due dalle risate come al solito anche perché a Poli si è rovesciato il latte condensato sul fondo della barca e un passeggero vedendo roba bianca crede che stia vomitando!

 

All’attracco ci aspettano con i motorini quelli della HAPPY Guesthouse indicataci dal Royal, così evitiamo l’assalto. Uno dei due ragazzi ha un serpente morto in un sacchetto di plastica che pende dal manubrio. Neanche a farlo apposta foriamo una gomma. E due! La Gueshouse è standard, semplice e pulita. Noi invece facciamo schifo. Ci puzza pure lo zaino!

 

Facendo il biglietto per il giorno dopo, per uno o più giorni, è possibile entrare “gratuitamente” ad ANGKOR WAT alle 17:00  e vedere il tramonto.

Angkor Wat è immenso e gli scalini della piramide sono ripidi come quelli di Chichén Itza.

C’è troppa gente però, soprattutto giapponesi. Mi metto in un angolo a ricopiare il bassorilievo di una APSARA (danzatrice), tanto il tramonto non c’è. Non riesco a finirlo in tempo però perché alle 18:00 Angkor Wat chiude. Ci torniamo domani per vedere l’alba sperando che non ci sia la ressa.

Cena frugale con riso e verdure e passeggiatina serale. Domani levataccia alle 5:00.

 

6 agosto SIEM REAP, ANGKOR WAT

 

Partenza alle 5:30 per i templi. Oggi disponiamo dei nostri autisti di motorino ufficiali.

Meno male, quello provvisorio di ieri scaracchiava e si scaccolava in continuazione.

Quello che ho oggi invece è carino e profumato e non ha voglia di fare conversazione, il che per me significa non dovermi sforzare di capire senza capire, perché parla un inglese approssimativo.

L’alba ad Angkor Wat è un momento suggestivo incredibile, veramente bello.

Prima di partire con la visita però ci vuole una bella colazione. 7 USD??? Ma è un furto!!

Ma siamo ad Angkor… Io mi faccio una vegetable soup con noodles molto buona.

 

Ok, partiamo e procediamo con metodo.

Lonely Planet alla mano iniziamo dall’esterno in senso antiorario per ammirare splendidi bassorilievi raffiguranti scene mitologiche del Ramayana, poi via via ci addentriamo fino alla piramide. A quest’ora siamo in pochi perciò ci godiamo il Wat e la sua magica atmosfera e senza accorgercene si fanno presto le 8:30. Ci dispiace andare via ma abbiamo tante cose da vedere e comincia a fare caldo.

 

Anche Angkor Thom, il Bayon, la terrazza degli elefanti e tanti altri templi sono splendidi.

Alcuni sono proprio diroccati, ad esempio il Ta Phrom, quello con i rami degli alberi che sollevando le pietre vi si sono infilati dentro.

Ogni volta che usciamo da un sito archeologico c’è un coro di donne e bambine che con un’insistente cantilena chiedono se vuoi bere, mangiare, comprare..

TE O CUUN (No grazie).

 

In un prato c’è una pianta di zucchine con dei grossi fiori di zucca. Improvvisamente avverto un dolore pungente pazzesco nei piedi, cos’è stato? Formiche rosse!

Così oltre alle zanzare che mi stanno divorando, c’è da stare attenti anche alle formiche.

 

Quando siamo al Banteay Kdei viene giù un bell’acquazzone. Ci rifugiamo dentro al tempio e aspettiamo che smetta. Fuori c’è un grande bacino per la raccolta dell’acqua. E’ l’ultima cosa che visitiamo perché siamo stravolti dal tour de force. Fermiamoci qui o rischiamo di non apprezzare più niente. Concludiamo la serata a cena e in giro per Siam Reap che però non ci piace: è sudicia, piena di mendicanti e caotica.

 

7 agosto, ANGKOR

 

Oggi Big Tour, sempre in motorino però con partenza alle otto.

Ci vediamo i templi situati ad Oriente e ce ne sono alcuni davvero notevoli.

Fa molto caldo. Ogni volta che si arriva sulla sommità di un tempio è impellente trovare un riparo dal sole per non cuocere completamente il cervello già fulminato! soprattutto quello di Poli…che oggi ha pensato bene di farsi dire come si dice cacca in lingua khmer (si dice CIUA’TT).

All’ingresso di un tempio, mentre mi controllano il pass visitatore, chiedo dove sono i servizi igienici. Poli, nel caso la guardia sia in dubbio, precisa CIUA’TT! I guardiani restano esterrefatti.

Quando ripartiamo il ragazzo del mio motorino ripensandoci scuote la testa e ride da solo.

 

Durante una pausa ristoro una bimba bellissima ci chiede di cambiarle dei Bath e ci regala anche un disegno per ciascuno.

Siamo sempre contornati da bambini che cercano di vendere le loro mercanzie: sciarpe, giochi di legno, cartoline, pifferi, scacciapensieri.

Hanno affinato una tecnica di vendita: praticamente si rispondono da soli OK! e riducono il prezzo, altri hanno inventato il regalo (un disegnino su un pezzetto di carta o un anello fatto di erba) per indurti a comprare in cambio del pensierino.

Il big tour prevede molti meno templi del piccolo. Così già dopo pranzo non c’è più niente da vedere. In realtà ci sarebbe ma i nostri due driver sono un po’ cotti.

 

Sulla via del ritorno scoppia un violento temporale che ci costringe a sostare presso una bottega lungo la strada. Ci offrono una caramella ma fa veramente schifo (al durian). Rientrati nei pressi della Guesthouse ci facciamo lasciare dai ciechi per un massaggio.

Il massaggio costa 3 USD ed è senza infamia e senza lode.

 

Poli inventa una sceneggiata adducendo di avere mal di gola per dare il pacco ai driver dei motorini per domani. In verità abbiamo già prenotato una macchina per andare a Roluos.

D’altra parte la macchina costa 20 USD al giorno contro 20 USD a testa col motorino.

I ragazzi ci restano male. Un terzo ragazzo, intromettendosi, ci informa che “no tourist no work” per loro. Lo comprendiamo, ma 20 USD a testa sono una ladrata!

Chiedo se oggi per un dollaro extra ci portano al KHANTHA BOPHA Children Hospital al concerto di Beatocello. Accettano.

 

Nell’auditorium dell’ospedale c’è l’aria condizionata a palla. Fa un freddo cane, sta a vedere che adesso Poli il mal di gola se lo becca davvero!

Il concerto è un evento settimanale durante il quale il Dr Beat Richner, in arte Beatocello, fondatore dell’Ospedale KHANTA BHOPA di Siem Reap, informa i partecipanti che i bambini cambogiani sono affetti da TBC, encefalite giapponese e altre malattie come la dengue, mostra alcuni filmati che fanno riflettere e denuncia la realtà corrotta del sistema sanitario invitando i presenti a prenderne atto, divulgare e sostenere.

E’ ammirevole ciò che fa questo dottore, contribuiamo volentieri.

 

All’uscita ci sono i nostri due driver, completamente zuppi a causa della pioggia, che sono tornati a prenderci. Ci facciamo accompagnare al Ristorante dove abbiamo deciso di cenare. A Poli viene istintivo invitarli a cena con noi e mi lancia un’occhiata in cerca di approvazione.

Concordo assolutamente.

Così siamo tutti e quattro a un tavolo a mangiare carne dura che sembra gomma da masticare e a bere birra. I due ragazzi sono un po’ imbarazzati ma fra una battuta e l’altra riusciamo a farli sentire a loro agio e passiamo una bella serata. Quando ci riportano alla Guesthouse non accettano il dollaro pattuito dimostrandoci di aver apprezzato l’invito a cena. Sono dei bravi ragazzi.

All’una e mezza si scatena il monsone ma soprattutto si scatenano le rane che qui non gracchiano: RAGLIANO!!

 

8 agosto, ROLUOS

 

Visitiamo i templi di ROLUOS con un minibus privato ….da signori!

Questi templi risalgono alla fine del IX° secolo, sono quindi i più antichi e sono anche belli.

Certo è un’esagerazione considerarli lontani come escursione.

Il nostro autista non capisce l’inglese purtroppo, così di andare a vedere il villaggio manco a parlarne e per pranzo ci tocca mangiare da turisti al triplo del costo corrente.

Comunque la giornata viene arricchita dai nostri fuori programma.

 

A Roluos ci sono diversi templi buddisti dove i giovani monaci, sempre molto cordiali e curiosi, fanno sei mesi di ritiro durante i quali pregano e studiano.

Ci sono delle donne monaco che li servono. Hanno i capelli rasati a zero e a volte è difficile capire se sono donne o uomini. Ce n’è un gruppo seduto in una pagoda. Mi avvicino e sorrido, salutando ricambiano e mi invitano ad unirmi a loro. Anche loro sono curiose.

Dopo una serie di sorrisi grazie alla traduzione in francese di un signore che vive qui ci dicono che hanno più o meno tutte 60 anni, una ha avuto 10 figli. Ci chiedono se siamo marito e moglie. Rispondiamo di sì perché abbiamo l’impressione che non comprendano questa situazione, una semplice coppia di amici che viaggia. Ci chiedono se abbiamo figli. Prima che Poli risponda con una delle sue solite uscite faccio capire che non ne possiamo avere. Per loro è sicuramente più accettabile rispetto a non volerne (too expensive! stava per sparagli lui).

In un altro tempio un giovane monaco mi chiede di spiegargli in inglese il tempo futuro dei verbi e il moto a luogo. Già, perché ormai Poli ha preso il via a dire che sono una english teacher!

 

Qualche appunto sui gabinetti.

Nel complesso di Angkor ce ne sono diversi buoni e inclusi nel prezzo del biglietto. Altrove ci è capitato già un paio di volte che antipatici bambini si piazzino davanti alla porta con la chiave in mano pretendendo dei soldi. Per principio me la sono tenuta.

Nel bagno dei monaci di Rolous invece ho desistito a causa di un ragno enorme sulla parete.

 

Un’altra visita interessante è quella al museo delle mine di Mr. Akira.

E’ impressionante, ce ne sono tantissime e le ha sminate tutte lui. Nel giardino del museo ha ricreato delle situazioni reali posizionandone alcune nel terreno (vedi Photogallery).

Cena eccezionale al KHMER KITCHEN, un ristorantino che si trova dietro allo Psar Chas (mercato centrale) all’interno di una casa coloniale.

Metto i tappi nelle orecchie perché anche stasera le rane ci danno dentro.

 

9/8 KHOMPONG CHAM

 

Dopo una lunga attesa si parte in pullman (4 USD) per Skuon dove troveremo un pickup per Khompong Cham. Qui dormiremo una notte per poi ripartire per Sen Monorom nel Mondulkiri.

Il viaggio sul bus GT va bene, a parte il caldo che esce in fondo dal pavimento, della serie un altro po’ e si scende cremati. Arrivati a Skuon, dei famosi ragni da mangiare non vediamo neppure l’ombra. Sui vassoi delle venditrici ci sono le rane, saranno quelle urlatrici?!!

 

Veniamo dirottati su un minivan (2 USD) per Khompong Cham, è infestato dalle zanzare. L’autista aspetta l’arrivo dei vari bus per riempirlo anche di gente. Durante tutto il tragitto non abbiamo mai smesso di tirare botte a destra e sinistra per ammazzare le zanzare.

A Khompong Cham veniamo caricati sugli immancabili motorini con cui partiamo alla ricerca di una Guesthouse. Il livello degli alloggi di Khompong Cham è decisamente basso, alcune sistemazioni sono veramente fetide. Bisogna accontentarsi, decidiamo di pernottare al Mittapheap Hotel per 5 USD. Nel letto infatti ci sono dei capelli…

 

Pranziamo al mercato con riso e budella di animale, forse sono frattaglie di cane, poi alle 14:30 partiamo in tre su un motorino per un’escursione (6 USD).

A Khompong Cham c’è un bellissimo tempio, il Wat Nokor, risalente al 1100 e splendidamente conservato. Al suo interno è stato costruito un moderno tempio buddista, tutto decorato. Come al solito ci mettiamo a chiacchierare, si fa per dire, con i monaci. Questi sono diversi. Non sono vestiti di arancione. Hanno dei pantaloni neri lucidi e una camicia bianca. Ci invitano a fare un’offerta e con una bacchetta mi fanno scegliere in mezzo a un blocco di cartoni alle cui estremità c’è del legno. Il monaco mi legge il risultato, ma non capisco la sua lingua!

Buono, mi fa segno. OK, Buono!

Come sempre ci chiedono da dove veniamo ma questi monaci non parlano assolutamente l’inglese. Per chiedercelo infatti uno si indica il petto dicendo Cambodian.

Poi prende una mappa del mondo così possiamo fargli vedere da dove veniamo.

 

Ripartiamo per andare a visitare le due colline sulle cui sommità sorgono alcuni templi da cui si gode un bel panorama sulla campagna circostante.

Nel giardino d’ingresso di molte case c’è un altarino dove vengono bruciati degli incensi giallo scuro e puzzolenti, gli stessi che vengono accesi nei templi. La cosa più curiosa che vediamo è una latta piena di incensi bruciati dentro la cuccia di un cane!

Anche qui ci sono i Killing Fields, in una stanza ci sono un sacco di ossa e di teschi. C’è anche una libreria. Un signore dal francese un po’ incerto ci racconta la storia del periodo di Pol Pot.

Lui è scampato pur essendo professore perché lo scambiarono per un cinese.

Alle otto di sera la città è già deserta perciò non ci resta che andare a dormire molto presto.

 

10 agosto, MONDULKIRI

 

A conferma del livello della sistemazione alberghiera stanotte nei letti avevamo sicuramente ospiti, ci sentivamo camminare addosso e stamattina abbiamo i segni sulla pelle. Andiamo avanti.

 

Alle 9:30 partiamo a bordo di un pickup diretto a SEN MONOROM. Il problema è che è già stracarico. Ci sistemiamo in qualche modo sopra agli altri. Io sto con le gambe a penzoloni sopra la ruota. L’autista va come un pazzo e in più guida praticamente contromano. Arriveremo vivi? A parte un paio di soste programmate – una veloce per fare benzina, l’altra per mangiare fare pipì e caricare altra roba – il viaggio è tutta una tirata.

 

Il paesaggio è sempre il solito ma è incontaminato, non ci sono turisti.

Viene messo un grosso telo sulla roba. Prevedono pioggia. La prendiamo un paio di volte infatti ed è veramente tanta. Mi scappa pipì da morire perciò ad un certo punto chiedo se ci si può fermare. Peccato che siamo in mezzo alla campagna e non ci sono piante.

Mi nascondo dietro al pickup ma tanta è la tensione che sono bloccata e l’autista suona impaziente. Ci rinuncio, alle brutte me la faccio addosso. Per delicatezza avviso la signora francese che ho accanto. C’est pas grave! risponde lei sportiva e fra buche, ponti di legno, curve e saliscendi metto davvero a dura prova la mia vescica.

 

Intanto il paesaggio sta cambiando.

Ci sono immensi prati dal verde brillante disseminati di pini. Non sembra neppure di essere in Cambogia! Infatti questa regione viene chiamata la Svizzera cambogiana.

Ma quando arriviamo? Io non ce la faccio più! Oltretutto ho il ginocchio di una ragazzetta cambogiana piantato nelle costole. Viaggia con quella che potrebbe essere sua sorella e un fratello più piccolo, le due ragazze hanno in testa un casco da moto e questo la dice lunga sul tipo di viaggio! Ogni volta il tempo previsto per l’arrivo si allunga di un’ora. Aiuto! In vista del villaggio il pickup sosta per scaricare qualcuno o qualcosa con lo stile dei pit stop della formula uno, chissà perché ha tutta sta furia.

 

La PECH KIRI GUESTHOUSE è una grande casa di legno. Ci sono dei bungalow con i letti dalle splendide zanzariere rosa confetto a fiori. In dotazione ci sono le coperte perché fa freddo, il pettine, una candela perché la luce col generatore c’è solo in un certo orario. Una camera costa 10 dollari con trattamento Bed and Breakfast.

 

11 agosto SEN MONOROM

 

Dopo una buona colazione si parte per un giro dei dintorni con un pickup.

Non siamo soli. In tutto, tra dentro e fuori, siamo una quindicina di persone.

Il villaggio CHUNCHIET è bellissimo, le capanne sono costruite in modo diverso da quelle viste fin’ora, hanno la forma ovale. La gente curiosa esce dalle capanne a vedere.

Dei bambini hanno catturato due cervi volanti, gli hanno attaccato un filo e li fanno volare, è il loro gioco. C’è una chiesa con la croce qui, sempre una capanna, ma è chiusa.

In giro ci sono un sacco di cani, tutti più o meno della stessa razza.

Un signore mi invita ad entrare nella sua capanna. Ha due bambini e la moglie malata, ma non ho capito di che. All’interno ci sono due piattaforme di legno separate da un corridoio.

Una delle due piattaforme serve da camera infatti è anche chiusa fino al soffitto da una specie di paravento. I Chunchiet parlano una lingua diversa.

Una signora anziana esce da una capanna sorridendomi. Cammina col bastone. Mi piace perciò decido di andare a salutarla. Le fa molto piacere, mi da la mano e mi dice un sacco di cose.

Quanto vorrei poterla capire!

Sarei rimasta qui tutto il giorno, purtroppo invece ci portano via facendoci fare una specie di Camel Trophy su e giù per le colline per farci vedere un paio di cascate e farci fare il picnic.

 

L’unica nota negativa di questo viaggio è l’impossibilità di essere autonomi.

Sei sempre costretto a farti portare da loro e non è sempre possibile farli fermare e soprattutto sostare a lungo.

 

Verso le due siamo già di ritorno.

Ci beviamo un tè, poi convinti di andare a farci fare un massaggio ci ritroviamo dalla parrucchiera!

Ci lava i capelli grattandoci la testa con le unghie, speriamo bene! Poi, dopo averceli risciacquati – ovviamente con acqua ghiacciata – ci fa un massaggio sulle spalle. Dopo questa esperienza inusuale ed aver imparato una nuova parola, “CIUU” che vuol dire dolore, facciamo un giro nel cuore di Sen Monorom stando attenti a non scivolare sul fango, qui l’asfalto non esiste. Sono tutte catapecchie di legno e molte sono botteghe. Quasi tutti hanno il televisore e cucinano per terra fuori dalla porta di casa. Sembrano diversi come razza, forse sono rifugiati vietnamiti.

I bambini non hanno paura. I genitori ci sorridono.

C’e’ anche la scuola e come al solito faccio un intervento in inglese su richiesta del Prof.

Sta per piovere quindi sarà il caso di rientrare alla Guesthouse per una bella doccia… marmata!

 

Vado a dare un’occhiata alla casa di Madame Deu, la padrona della Guesthouse.

E’ tutta in legno con il pavimento ricoperto di plastica adesiva (un vero scempio). Nel mezzo di una stanza c’è una tavola e da una parte c’è un letto matrimoniale sul quale sta sdraiato il marito a guardare la tv. In cucina ci sono delle ragazzette che pelano verdure mentre Madame Deu prepara da mangiare e da ordini. I cani stanno a guardare attentissimi.

Per cena mangiamo polpette di carne.

 

12 agosto SEN MONOROM – KRATIE

 

Quello zuccone del marito di Madame Deu ha sbagliato a fare tutti i conti!

A noi si è scordato di conteggiare la gita (10 USD), agli altri non so. Fatto sta che è lì che sta rifacendo le ricevute fra un sospiro e l’altro. Me lo immagino bambino su un banco di scuola, distratto. Però, rispetto alla media, è un bell’uomo. Fallo essere anche brutto!

Madame Deu invece non è una bellezza, è piccola e tracagnotta però è molto cordiale e sorridente. Cinguetta invece di parlare. Mi ricorda la scoiattolina della Spada nella Roccia di Walt Disney.

 

Apprezziamo la colazione offertaci gratis. Forse è diventata gratuita per far prima, se lo zuccone si metteva un’altra volta a fare i conti ci si svernava.

Madame Deu mi abbraccia affettuosamente più di una volta baciandomi e annusandomi, anzi direi aspirandomi col naso. Praticamente mi ricopre di baci.

 

Il viaggio (8 USD cad inside) è infinito, scomodo e allucinante. Accanto a me c’è una signora con un bambino che ci guarda come se fossimo extraterrestri, poi prende la poppa e si addormenta. La madre indossa un pigiama da notte con sopra una giacca nera. Ancora non sappiamo che a Kratie vestire in pigiama è di gran moda.

 

13 agosto, KRATIE

 

A Kratie alloggiamo all’HENGOUDON HOTEL.

Ha piovuto a dirotto tutta la notte ma per fortuna pare che oggi il tempo regga.

Finalmente possiamo affittare un motorino (5 USD) e andarcene in giro in autonomia.

Il freno davanti non funziona ma questo è un dettaglio. Dopo il primo km, a velocità ultramoderata per prendere confidenza col mezzo, ci rilassiamo godendoci il paesaggio.

Non ci sono altri turisti in giro e la gente ci saluta. Al nostro passaggio i bambini tendono la mano per darci il cinque, ma se ci fermiamo si spaventano e ammutoliti sgranano gli occhi.

Basta ripartire per farli uscire dall’incantesimo e farli ricominciare a salutare festosi.

Hallo! Hallo!

 

All’attivo di questa giornata abbiamo le soste in due diverse pagode.

In una c’è una sala immensa, tutta di legno, qua e là sono sparsi letti, armadi, stuoie e seggioloni, tutti datati e di splendida fattura. Al centro c’è l’altare.

Nell’altra, Phnom Sombok, molto suggestiva perché immersa nel bosco, assaggiamo una cosa strana da quattro donne monaco che stanno cucinando.

Un’altra donna monaco mi fa accomodare sulla stuoia davanti alla sua abitazione.

Mi dice un sacco di cose che purtroppo non posso capire accarezzandomi una mano e mi offre una poltiglia biancastra gelatinosa che ha dentro una ciotola.

Veniamo via quando suona la campana che annuncia che il pranzo è pronto.

 

Nel nostro giro stiamo costeggiando il Mekong ma dei delfini d’acqua dolce dell’Irrawaddy non ne vediamo neanche l’ombra, d’altronde sono rari.

 

Oggi a Kratie:

ci siamo messi a parlare per strada – in cambogiano! – con una famiglia, marito e moglie, 4 figli maschi e 4 figlie femmine;

abbiamo pranzato – non sappiamo dove né con cosa, una zuppaccia – della serie dalla padella nella brace, che se usciamo vivi avremo degli anticorpi da far paura;

ci è stato offerto il tè da una famiglia lungo la strada;

nei pressi di una pagoda i bambini si sono messi ordinatamente in fila per ricevere una penna e al proprio turno hanno ringraziato a mani giunte;

abbiamo visto tanti maiali che stanno sul pianerottolo di casa come i cani da noi;

ci siamo goduti l’aperitivo al tramonto sul Mekong;

la lavanderia ci ha restituito i panni bagnati;

sono uscita per andare a cena in camicia da notte adeguandomi alla moda locale!

 

Domani si parte. Peccato, è bella Kratie.

 

14 agosto, PHNOM PENH

 

Trasferimento a Phnom Penh in bus GT (5 USD cad) con sosta a Khompong Cham e a Skuon dove finalmente vediamo i ragni da mangiare. Fanno un po’ senso. Ce ne sono intere vassoiate, sono neri e sembrano caramellati.

 

Via via che scendiamo verso sud il tempo migliora.

Il primo impatto con PHNOM PENH non è malvagio, c’è un gran caos e un gran caldo.

Dal tetto della pensilina della stazione dei bus dei nebulizzatori spruzzano acqua.

Ci facciamo portare al DARA REANG SEY HOTEL in tuc tuc.

Una passeggiata perlustrativa della zona ci porta al Wat Phnom e successivamente all’FCC per un aperitivo, un posto affascinante con vista sul Mekong.

 

15 agosto, PHNOM PENH

 

Il cellulare funziona perfettamente.

Riceviamo bene gli sms, ma solo con CAMSHIN si riesce ad inviarne, non con MOBITEL.

Visitiamo il MUSEO TUOL SLENG, ovvero il Carcere di Sicurezza S-21.

Nella prigione sono esposte molte foto agghiaccianti che fanno avere solo un’idea delle atrocità che il popolo cambogiano ha dovuto subire. In una sala viene proiettato un filmato girato nei Killing Fields e interviste ad alcuni dei pochi superstiti dei campi di prigionia.

Si ritiene che sotto il regime folle di Pol Pot siano stati uccisi 2 milioni di cambogiani.

 

In tre su un motorino ci facciamo portare al Mercato Russo dove – oltre a comprare un “Lolex” per mia sorella (8USD) – mangiamo dei noodles particolari veramente gustosi che sembrano gnocchetti e beviamo la nostra immancabile birra preferita, la ANGKOR! che in realtà è prodotta in Australia.

Nel pomeriggio visitiamo con molta calma il Palazzo Reale e la famosa Pagoda d’Argento.

Anche noi siamo un’attrazione però, i cambogiani ci osservano, poi sorridono, poi tornano ad esaminarci curiosi. Ma cos’è che guardano?

 

Andiamo a farci fare un massaggio: 5.000 Riel sotto, 2 USD sopra.

Qual è la differenza? chiede Poli. Di sopra c’è il letto matrimoniale e la ventola…

Ok, risponde lui, sarà meglio farselo fare di sotto.

A lui capita una ragazza abbastanza brava che però lo massacra.

A me una ciofeca che invece di farmi un massaggio mi ciancica e basta ed ogni tanto si interrompe per annusarmi il viso. Vabbè, un’altra esperienza da raccontare!

Nel quartiere notiamo dei locali dove si va a vedere la TV, con le sedie di plastica disposte in fila per tre, come al cinema.

 

16 agosto, KAMPOT

 

Yaia si fa trovare puntuale alle nove davanti all’albergo per portarci al KHLANG ROM SEV MARKET, l’unico posto, non segnalato sulle guide, da dove partono gli share taxis per Kampot. Teoricamente ci sarebbe anche il treno, ma la stazione ferroviaria è chiusa.

Per 3 USD a testa abbiamo un posto su una bella Toyota Camry.

Peccato che dentro siamo in otto. L’autista guida stando in collo a uno! Va come le sassate. Facciamo solo una sosta, per fare benzina, durante la quale chiedo dov’è il bagno. E’ sconcertante come queste persone, se hai bisogno del bagno, siano così pronte a fartela fare in casa loro.

Prova a farlo da noi!

Raggiungiamo KAMPOT in due ore.

Nella piazza dove c’è l’obelisco veniamo subito presi d’assalto dai procacciatori di clienti di alberghi e Guesthouse. Optiamo per la TA ENG GUESTHOUSE (4,50 USD), molto cambogiana, fuori dal centro. Non lontana c’è la BLISSFUL, non dev’essere male.

Ci sono parecchie zanzare.

Noleggiamo un motorino (4 USD) e partiamo per fare un giro della zona.

Per sfuggire ad un acquazzone ci infiliamo dritti dritti nella casa di una famiglia.

I cambogiani sono molto ospitali, la prima cosa che fanno è porgerti una sedia per farti accomodare.

Come sempre è una famiglia numerosa.

La signora, 42 anni ma sembra mia nonna, ha una bambina piccola in braccio.

Queste donne pur facendo molti figli non si sformano. Peccato non avere un balocchino da regalare ai bambini. Domani ci torniamo e glieli portiamo.

 

Il paesaggio è particolarmente bello per un gioco di luci del cielo e le montagne che fanno da contrasto alle risaie. Visitiamo un paio di pagode, una caverna e poi arriviamo sulla costa fino a KEP dove pranziamo con un buon pescione grigliato.

Caro però, 15.200 Riel! (comunque sono meno di 4 USD).

Di Kep vediamo poco perché il tempo si sta mettendo al peggio ma sembra un posto dimenticato. Il mare è agitato e grigio. Sulla via del ritorno becchiamo di nuovo la pioggia, tanta stavolta.

Ci fermiamo di nuovo a casa di qualcuno dove c’è una specie di mulino per il riso.

Fa già freddo, loro sono mezzi nudi e scalzi, noi intabarrati nei nostri K-Way.

 

17 agosto, KAMPOT

 

Un’altra giornata in motorino in giro per le campagne, il solito acquazzone stavolta tipo uragano e tanti bambini che ci salutano. Paesaggisticamente questa è la regione che mi è piaciuta di più.

Mentre aspettiamo che smetta di piovere passa un corteo funebre su un camion carico di gente. Da un altoparlante esce della musica e un passeggero dal retro del camion getta al vento dei fogli bianchi con rettangoli dorati.

Torniamo dalla famiglia che ci ha ospitato ieri portando un paio di giochini ai due bambini più piccoli. Non se l’aspettavano e sono felici.

Lungo la strada un bimbo di circa otto anni, emulato dal piccolo che ne avrà 2 o 3, ci saluta col consueto festoso Hallo! Allora torniamo indietro ma appena scendo dal motorino il piccolo scappa via impaurito. Poi quando vede che ho in mano due cose colorate (sono le sorprese degli ovetti Kinder) e che le sto allungando al fratello mi corre incontro con gli occhi spalancati tendendo la mano. Dopo sì che i due bimbi ci salutano felici! La madre, dalla capanna, osserva sorridente.

 

Anche a Kampot è possibile farsi fare i massaggi dai ciechi perciò andiamo. Mi tocca un ragazzino giovane che ha una bella pretesa nel farmi domande. Come faccio a rispondere se ho la faccia infilata fra i cuscini e in più ho anche un asciugamano in testa?

 

18 agosto, KOH KONG

 

Ultimo giorno in Cambogia.

Dopo un giro al mercato col motorino si parte per il Thai Border di Koh Kong in minibus.

Ci stipano come sempre, venti persone più i bagagli, un gallo, una gallina e una bicicletta!

Partenza ore 9:00 si fa per dire, prima di aver caricato tutti e tutto sono le 10:00.

Nel frattempo non resisto alla tentazione di mangiare un gelato.

Il venditore ambulante lo mette dentro ad una baguette sistemandolo con un coltello così si scioglie meglio. E’ bianco, sa di latte ed è proprio buono.

 

A parte l’essere strizzata come una sardina in mezzo a sei persone questo trasferimento è il più bello di tutto il nostro giro in Cambogia, a pari merito con quello fatto in barca da Battambang a Siem Reap. La regione dei Monti Cardamomo è spettacolare.

La strada è in pessime condizioni e spesso si slitta con le ruote.

La terra è di un colore rosso scuro e tutt’intorno c’è una fitta foresta pluviale.

Attraversiamo quattro fiumi e tutte le volte lo facciamo caricando il pulmino sopra una specie di zatterone perché non esistono ponti. Lo scenario è straordinario.

Mentre lo assaporo penso che prima o poi anche qui arriverà il turismo e vi sorgerà qualche Resort per portare i viaggiatori a fare trekking. Chissà se in questa zona ci sono le mine.

 

Arriviamo al confine che sono le quattro del pomeriggio.

Immancabile è l’assalto dei motociclisti che si contendono gli zaini per caricarti sul proprio motorino e portarti al confine. Poiché abbiamo viaggiato con altri due ragazzi stranieri ci mettiamo d’accordo e non accettiamo di farci trasportare finché non otteniamo la tariffa ufficiale di 2.000 Riel cad anziché 4000. Fra l’altro a nostro carico c’è anche il pedaggio di 1.200 Riel (sempre cad).

Ci sono più o meno 5-6 km fino al confine thailandese. Il ragazzo che guida il mio motorino ride sguaiatamente con i compagni e ha un fiato che ammazza! I cambogiani in generale sono gentili, tranquilli e rispettosi ma quelli più scaltri che hanno imparato a far soldi sono spesso indisponenti.

 

La differenza tra Cambogia e Thailandia è immediatamente visibile.

Dalle strade sterrate in condizioni pietose si passa a quelle perfettamente asfaltate, ordinate e pulite. Nessuno ti assale, i prezzi sono fissi, gli autisti vanno piano.

 

Trascorriamo i pochi giorni successivi in Thailandia tra Ko Chang, Ayutthaya e Bangkok, ma è solo della dolce Cambogia che porto a casa il ricordo.

 

 

Ringraziamenti:

 

a Cinzia P. per averci trovato il volo che ci ha consentito di partire

a Poli per aver arricchito questo splendido viaggio con la sua divertente compagnia

a Cinzia D. che ha trascritto il mio diario

al mio babbo che ha scannerizzato le foto analogiche dall’album

 

“Susdèi!”    Charlie

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